​Cucina della Memoria: tradizioni e Ricette tra Bologna e la Bassa

La cucina della memoria: tradizioni e radici tra Bologna e le Terre d'Acqua

Un tagliere di legno antico e segnato dall'uso, coperto di farina, con una sfoglia di pasta all'uovo stesa e un mucchietto di tagliatelle appena tagliate. Accanto, un mattarello di legno, una brocca di terracotta con basilico e un canovaccio a righe rosse. Sullo sfondo, pentole di rame appese.
Ogni gesto serve a nutrire.
Un posto in più a tavola c'è sempre.



I. Nata dentro le Mura: l’eco di via D'Azeglio

Sono una bolognese del 1975, nata in quel lembo di tempo in cui la Maternità di via D'Azeglio era ancora il cuore pulsante della città, prima che chiudesse definitivamente i battenti nel 1991. Essere nata "dentro le mura" non è solo un dato anagrafico: è un marchio di fabbrica, una consapevolezza che si è cementata negli anni dell'infanzia e della giovinezza prima, nell'età adulta poi.

I miei ricordi sono fatti di profumi e mangiarini deliziosi; il torrone ricoperto di cioccolato tra i banchetti della fiera di Santa Lucia a Natale, i "maroni" per scaldarsi paseggiando sotto il Pavaglione, i pop corn nel sacchetto rosso, blu e bianco al cinema Arlecchino, le scorze d'arancia candite da Gilberto in via Drapperie, il gelato in via Castiglione, la pizza d'asporto di Altero, sempre doppia e bollente da ustionarsi!

Da piccola con i miei la domenica o con le zie il sabato prima di Pasqua per andare alla Upim e alla Standa a vedere i giochi e comprare il vestito da "spianare" per la festa.

Da ragazzina il giro in "Piazzola" al mercato e i fughini da scuola per andare a fare il picnic ai Giardini Margherita o a Villa Ghigi.

Da grande all'Università in via Cartolerie, poi a lavorare in Piazzola e in centro con la mia bancarella di vestiti: il Mercato di Mezzo, il Pavaglione, il Mercato delle Erbe... e tutto ritorna in mente.

La città la porto dentro. Eppure, anche in quegli anni di vita urbana, il richiamo della pianura era costante, un filo invisibile che mi legava a terre più basse, più umide, più autentiche. La città mi ha dato la forma per un certo verso, ma le radici affondano altrove.


  • Tortellini – Scopri la ricetta della mia famiglia per tortellini bolognesi doc.
  • Torta di riso bolognese – Impara a cucinare l'autentica "Torta degli Addobbi" di Bologna con la ricetta della nonna Gianna.

II. Casteldebole: la Resistenza contadina

Se la città è il mio profilo, Casteldebole è una parte della mia anima. La casa colonica dove vivevano i nonni, i genitori e gli zii di mia madre era un mondo a sé, un microcosmo di operosità contadina. Lì ho imparato il ritmo sacrale delle stagioni: le ciliegie, i cereali, la vite, e la vita del cortile, con maiali, mucche, conigli e galline.

Ma quella casa era anche un presidio di memoria. Ho ancora nitidi i racconti di mia madre e dei nonni: la zia Maria, staffetta partigiana, e mio nonno, l’ultimo figlio maschio, nascosto dai miei bisnonmi nel fienile per sottrarlo alla guerra, mentre gli altri fratelli combattevano, chi soldato al fronte, chi partigiano sulle montagne. Quella casa era un rifugio di libertà. La cucina che ne è nata è una cucina di accoglienza, dove ogni gesto serviva a nutrire una famiglia numerosa, unita dalla fatica e dalla capacità di resistere, ma anche tutti quelli che passavano di lì: la porta era sempre aperta e un posto in più a tavola c'era sempre per tutti. Da quella casa arriva la "salsa" di mia nonna materna Pierina, un insieme di verdure dell'orto bollite per accompagnare lesso e carni varie.

 

  • Il friggione – Scopri la ricetta contadina della zia Maria, con le cipolle e i pomodori dell'orto.
Un angolo rustico di dispensa con una cassetta di legno grezzo colma di pomodori, zucchine e aglio, affiancata da un'antica bilancia in ferro con pesi in ottone e mestoli di metallo su un tavolo di legno antico.
La vita nei campi, il raccolto e la sapiente organizzazione della vita contadina


III. L'eredità del fare: bottega e artigianato

Dalla parte di mio padre, la storia cambia registro. Qui non si parla di terra, ma di mestieri che si fanno con le mani. Mio nonno faceva il calzolaio, mia nonna la magliaia, un lavoro che si è tramandato alle figlie, mie zie (le regine dei fritti: topini, tagliatelle dolci e tanto altro!). Poi c'era mio padre, macellaio dai 14 anni in sù, per una vita intera, e mia madre al suo fianco in cassa.

In questa famiglia, la materia prima si rispettava per necessità e per etica: non si sprecava nulla, ogni taglio di carne aveva il suo valore e la sua dignità. Ho ereditato da loro lo sguardo attento sulla materia: scegliere il taglio giusto, trattarlo con le mani sapienti, capire l'importanza della bottega come luogo di scambio e verità. È qui che la mia cucina si è fatta rigorosa, pulita, attenta.

Dalla parte modenese dei miei nonni paterni ho ereditato il gnocco fritto di mia nonna Gianna, tutto il suo amore per le piante e l'orto, i suoi piatti di recupero tramandati da generazioni di donne, le ricette delle zone umide, come le rane o il pesce gatto fritto poi messo in umido per mio nonno, uno dei suoi piatti preferiti!


  • Ragù bolognese – Scopri la ricetta di famiglia e la ricetta ufficiale depositata.

IV. Vivere la Bassa: il Reno e l'autoproduzione

Oggi vivo nella mia Bassa bolognese, terra d'acqua e di nebbia. Il Reno scorre a duecento metri da casa mia e, nel bene e nel male, è lui a scandire il paesaggio e il mio umore. Sono una "campagnola" nell'anima, sento dentro lo scorrere dell'acqua del fiume. Qui ho la mia realtà quotidiana: mio figlio, che a 22 anni, ha deciso di coltivare l'orto, proprio come facevano i miei nonni e come fa mia madre.

La nostra sostenibilità non è una teoria: è la forza del mercato, dove incontro i contadini e scelgo cosa portare in tavola. L'autoproduzione come atto politico, il rifiuto del supermercato in favore di chi la terra la coltiva davvero. È il mio modo di continuare la tradizione, adattandola a un mondo che ha smarrito il contatto con le radici.

  • Brazadela – Prepara la ciambella dura della tradizione bolognese da "tocciare" nel vino.
  • Salsa per bollito – Scopri la ricetta di famiglia che la nonna Pierina preparava ogni Natale.

Mani contadine sporche di terra che sostengono un raccolto fresco di ortaggi misti, inclusi pomodori colorati, una zucchina particolare e aglio, con lo sfondo sfocato e nebbioso di un paesaggio agricolo al tramonto.
Vivo nella Bassa, terra d'acqua e di nebbia, dove il fiume Reno scorre come una vena vitale. Mio figlio coltiva l'orto come facevano i nonni, portando avanti la tradizione.


V. Il ponte ferrarese: il cerchio che si chiude

Poi c'è il pezzo di storia del mio compagno Omar (il pescatore, re del tonno rosso dell'Adriatico e dei calamari di Sardegna): Argenta, Ospital Monacale. Quando ho iniziato a frequentare la casa dei suoi nonni materni, è stato come fare un balzo nel tempo. Ho ritrovato quella stessa identica veste contadina che avevo lasciato a Casteldebole: la terra, la cura, il rispetto per i prodotti.

Le ricette ferraresi — i cappelletti e il pinzòn della nonna Ombretta— non sono entrate nella mia vita come estranee, ma come sorelle. Sono diventate parte della nostra quotidianità, mescolandosi al mio bagaglio emiliano in un intreccio perfetto, dove ogni piatto racconta di una terra che, pur cambiando nome, parla sempre la stessa lingua di fatica,orgoglio, condivisione e bellezza.


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